Poesia, libri da leggere
Luigi Socci, Freddo da palco
di Gianni Montieri
Capita di andare ad Ancona, di entrare alla Feltrinelli, trovare il libro di Socci (di fianco a Ginsberg, secondo un ordine alfabetico a me sconosciuto), comprarlo caricando punti sulla tessera che scalerai a Milano. Capita di leggere il libro due/tre volte in treno (l’aria condizionata molto più fredda di qualsiasi palco). Avere la certezza che qui non si scherza, fra queste pagine si fa poesia sul serio.
Pensare di scrivere una piccola recensione al libro naturalmente con la tempistica partenopea che mi è consona. Ed eccomi qui, qualche mese dopo, di nuovo con “freddo da palco” fra le mani. Luigi Socci mi insegna qualcosa ogni volta che lo leggo. Mi insegna che la poesia ha bisogno di un certo riguardo, di una cura senza la quale la parola non è. Non serve.
Della poesia di Luigi amo lo sforzo di non stare sulla superficie delle cose, amo lo sguardo attento che ti fa notare qualcosa che non avevi visto. La nuova prospettiva. Se c’è una tenda a far da filtro fra noi e le cose, fra noi e la gente, Socci la sposta e ti porta a vedere.
E’ una lettura intensa mai banale che consiglio a chi ama la poesia e non solo. La consiglio a chi leggendo ambisce a qualcosa di più.
Il 23 ottobre del 2002 un gruppo di terroristi ceceni prese in ostaggio un’intera platea di spettatori all’interno del teatro moscovita “Na Dubrovka” con i tragici esiti che tutti conosciamo. Nelle mie intenzioni questo testo dovrebbe svolgere la funzione di lunga didascalia in versi all’immagine della giovane terrorista addormentata-morta in poltronissima.
Luigi Socci – Freddo da palco – Edizioni d’if – collana I miosotis

