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La lettura è crudele di Valerio Magrelli

Un atto che esclude, un viaggio verso il nucleo di noi stessi - Valerio Magrelli esplora i percorsi di un’attività che “non serve a nulla” - i miosotìs, piccoli fiori di carta, ovvero nontiscordardimé, sono preziosi ed eleganti libricini, densi di contenuti, fecondi di riflessioni. L’idea della collana è della casa editrice d’if, che riserva i suoi “fiori letterari” a nomi di spicco del panorama italiano contemporaneo.

«La lettura è crudele» è il titolo appunto di uno di essi: si tratta di una piccola raccolta di poesie, prose e frammenti di traduzioni, opera di Valerio Magrelli, uno dei nomi più significativi nell’ambito della produzione poetica contemporanea in Italia.
Nato a Roma nel 1957, Magrelli ha pubblicato cinque libri di versi, di cui i primi tre ("Ora serrata retinae", Feltrinelli 1980; "Nature e Venature", Mondatori 1987; "Esercizi di tiptologia", Mondatori 1992) sono stati riuniti in "Poesie e altre poesie" (Einaudi, 1996). A questo volume hanno fatto seguito «"Didascalie per la lettura di un giornale" (Einaudi 1999) e, sempre presso Einaudi, nel 2003, la raccolta "Nel condominio di carne". Del 2005 è "Che cos’è la poesia?" (Sossella, libro e cd), e dell’anno successivo "Sopralluoghi" (Fazi, libro e dvd), come pure "Disturbi del sistema binario", pubblicato presso Einaudi.
Nel 2002 gli è stato conferito il Premio Feltrinelli per la poesia italiana dall’Accademia Nazionale dei Lincei.
La piccola raccolta che qui si presenta si suddivide in quattro sezioni, all’interno delle quali si compie un viaggio attraverso il tema della lettura nel “nuovo millennio”, che “minaccia il tramonto del libro in quanto oggetto (ormai sostituito dagli strumenti di una nuova tecnologia della scrittura)”.
Le riflessioni in prosa dello stesso autore, scaturite a loro volta da riflessioni sul tema di autori come Rilke, Mallarmé, Larbaud e Melville, e le “annotazioni” in versi, che gemmano come germogli sui rami di un albero dai versi che compongono l’ “ipertesto-matrice” della seconda sezione, trasfigurano il tema della lettura: per gli scrittori essa è pratica incessante, necessaria, quasi rito misterico per iniziati, dal quale ora si rifugge per una sorta di saturazione, ora vi si ritorna per imprescindibile attrazione; nella seconda sezione il poeta mette in versi l’atto del leggere, lasciando che assurga quasi a metafora di una distanza tra anime, qualcosa che ingenera un sentimento di esclusività/esclusione nel rapporto tra un io monologante e la sua silente, sfuggente controparte femminile: esclusività di lei dunque, “…assorta e remota | nel giardino sul fondo del giardino”, in quella dimensione di assoluta separatezza creata dall’atto stesso del leggere; esclusione di lui, attratto ipnoticamente da quello spazio esclusivo, eppure bloccato dalla “forza di gravità che ci governa”, da “quell’io che si agguanta al suo io e non si lascia andare”.
E l’ambivalenza dell’atto del leggere è ancora tema della terza sezione della nostra piccola raccolta, dove alla maniacale ossessione del professor Terribile, lugubre personificazione del lettore che divora il suo autore, convinto di poter rinvenire il residuo avanzato di qualche quartina nel cranio del Petrarca, si oppone la visione luminosa, aurorale di una bambina che impara a leggere (in due testi poetici tratti da "Disturbi del sistema binario").
È infine “nel paradiso perduto che la lettura addita / sul fondo incantato del non-io”, che il poeta sembra voler invitare il suo lettore, in un’oscillazione emotiva continua di repulsione-attrazione, che fa della “vertigine”, ossia di quell’ “incomprensibile amore della paura”, una sensazione ineludibile.
Antonella D'Avascio

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