Un popolo di navigatori e poeti
Napoli è oggi laboratorio di proposte originali e di creatività
di RITA FELERICO
Platone ne "la Repubblica" dichiarava che il poeta è un mentitore, buono solo a confondere le idee, più vicino a noi Heidegger, nel trattato De interpretazione-Dell'enunciazione, a proposito dei poeti e della poesia scrive : "..le lettere scritte sono i segni dei suoni della voce,i suoni della voce sono i segni delle affezioni dell'anima e queste i segni delle cose" e Freud, il rivoluzionario conoscitore di anime, che afferma : "I poeti sono alleati preziosi e la loro testimonianza deve essere presa in attenta considerazione giacché essi sanno in genere una quantità di cose fra cielo e terra che il nostro sapere accademico neppure sospetta". Ma chi sono i poeti, cos'è la poesia e qual è il senso della parola poetica in un mondo che sembra aver smarrito il valore stesso della parola? Il premio nazionale di letteratura "i miosotìs" , promosso dalla casa editrice napoletana d'if, offre al riguardo uno reale spazio di ricerca, un laboratorio di pensiero, oltre a dare visibilità e "voce" a tanti giovani autori, per lo più ignorati dalla grande editoria.
Dedicato a due grandi protagonisti della scena culturale della nostra città, premutaramente scomparsi, "i miosotìs" ( poesia e prosa) premia i vincitori della seconda edizione con una Festa, alle 17,00 di oggi, sabato 29 novembre presso il Museo Nitsch, in Vico lungo Pontecorvo 29/d. "Giancarlo Mazzacurati e Vittorio Russo, con la loro profonda amicizia e con il loro comune lavoro – afferma Nietta Caridei fondatrice e presidente della casa editrice – sono stati per tante generazioni di giovani e studiosi napoletani un esempio di appassionato impegno, culturale, politico, civile".
Fuori dai rigidi schemi accademici, sia l'uno che l'altro, partendo da Dante o da Nievo o dai classici della letteratura, hanno spalancato l'orizzonte allo spirito "imprevedibile", pronto a tenere in vita – a dispetto di ogni sottomissione – la criticità. Da loro il fil rouge che attraversa tutta l'iniziativa : il ritmo segreto di un controcanto che lega il lavoro della giuria – di cui fanno parte Gabriele Frasca e Giovanna Marmo – degli ospiti – fra i quali poeti napoletani del calibro di Mariano Baino o Tommaso Ottonieri - del padrino della serata, Valerio Magrelli e dell'ospite d'onore, l'artista Hermann Nitsch.
Non è da meno il luogo, quel museo/archivio/laboratorio/centro studi voluto fortemente da Giuseppe Morra, unito da profonda amicizia all'artista viennese che a metà degli anni sessanta rivoluzionò il modo di fare arte, introducendo nuovi parametri espressivi e capovolgendo gli schemi interpretativi nel compiere azzardati percorsi linguistici. Linguaggio artistico/linguaggio poetico : "… ho scritto poesie e le ho usate come proiettili luminosi che lasciano odore.." ci grida Giovanna Marmo e le sue parole ci fanno ritornare alla "materialità" del fatto poetico. Perché?scrivere poesie??"Mi verrebbe da rispondere- afferma Baino - quasi in stile anglosassone : e perché no?. Ma a parte ciò è perché non ho saputo pensare all'autotutela ad una exit strategy diversa dal genere poesia. La poesia rimane il mio modo di conoscere e guardare il mondo, quello che ho scelto e costruito, il modo di essere in cui mi sono identificato" . Su quanto sia vitale a Napoli la poesia, Baino aggiunge "Proprio ieri ho partecipato a Roma a un'importante tavola rotonda sullo stato dell'editoria di poesia in Italia. Erano presenti due case editrici napoletane, Bibliopolis e d'if, segno che in questo particolare settore editoriale la nostra città e attiva". Baino evidenzia come da un punto di vista creativo Napoli rimanga a tutt'oggi un laboratorio di originali proposte e creatività e si esprima con vivacità all'interno di un panorama generalmente appiattito, anche in campo editoriale. Accanto ad autori affermati come Frasca, Piemontese, Sovente e tanti altri, la schiera dei giovani è abbastanza folta e variegata".Baino conosce e ha ospitato nell'Antologia Aedipus Angelo Rossi, uno dei giovani campani segnalati dal Premio, oltre a Stelvio Di Spigno. "Moravia - continua Baino - diceva che i premi letterari sono frutto della cattiva coscienza di una borghesia che legge poco. Ma occorre fare naturalmente dei distinguo. Alcuni premi mettono olio negli ingranaggi del mercato editoriale e sono legati pesantemente ai potentani politici. Poi ci sono altri, come questo promosso da d'if. "miosotìs" nasce dall'elaborazione di un'esperienza originale, legata alla persona di Nietta, ma che è cresciuta divenendo significativa espressione di cultura reale, al di fuori del circuito di mercato, come vero luogo di movimento di relazioni e tutela di valori".
Festa dunque, per i tre vincitori del premio che avranno diritto alla pubblicazione, un triestino e due romani, per i 12 giovani autori scelti per essere inseriti nella pubblicazione del "fuori collana" della d'if, il Registro di poesia, curato da Giancarlo Alfano con in copertina un disegno dell'artista napoletano Quintino Scolavino e festa per Magrelli, il quale ci rivelerà perché la lettura è crudele, che è poi il titolo del suo ultimo libro, edito anche questo dalla d'if.
"il Denaro" del 29-11-2008 num. 224

