Lina Salvi, Socialità, Edizioni d’if 2007 - pp.26 euro 6,00
di Nicola Gardini
Questa piccola raccolta di Lina Salvi è una boccata d’ossigeno, sia rispetto a molte delle cose che vediamo uscire sia rispetto al lavoro di poco precedente della stessa Salvi, Abitare l’imperfetto (La vita felice, 2007). La catena di brevi, concentrate liriche che costituiscono Abitare l’imperfetto è un prodotto di squisita oreficeria ermetica: grumi aurei compressi in condensazioni di senso e sentimento da cui la luce si diffonde a fatica e in cui il lavoro di cesello, timido e accanito a un tempo, contende il valore ultimo alla preziosa materia.
In Socialità Lina Salvi, staccandosi dal pur sempre rassicurante epigonismo delle poetiche della parola e del silenzio, apre la porta del laboratorio e rivela nel segreto del retrobottega niente meno che un vivace interno domestico, con i suoi drammi e i suoi squallori. Anche qui il cupo prevale sul luminoso, ma la scrittura si è sciolta, è diventata racconto, e la voce che parla è quella della protagonista, che oltre ad avere una lingua ha anche un corpo. Una vicenda di dolore fisico ed esclusione si articola in tredici nuclei narrativi, traboccanti di amara sapienza. Socialità è un poemetto di sapore leopardiano, perfino pasoliniano a momenti, dove memoria, rabbia e critica si intrecciano con ammirevole immediatezza, senza nessuna vergogna, eppure con un drammatico senso del ridicolo, come in una confessione. La vittima parla la lingua dell’ironia e colloca le sue disgrazie, fisiche e no, su uno sfondo di miseria meridionale. Il suo è un “io” pubblico, che ricorre al possessivo di prima persona plurale e parla in nome di tutta una comunità di diversi: “saremmo stati ricacciati nelle nostre terre”, “la nostra nuova compagna di classe” … Il tono, a tratti, è quello di chi scrive una lettera definitiva: “Immaginai / la catastrofe. Erri mi lasciò”. E poi certi attacchi lapidari, della comicità di Amelia Rosselli: “Il primario entrava da un ingresso / secondario …”, “Iniziai a tacere a tavola …” E alcuni momenti di grande potenza, come il bellissimo componimento che inizia “La lettera giunse in dicembre …”
Socialità è un’opera coraggiosa, perfettamente riuscita nella sua fedeltà alle premesse esistenziali da cui la Salvi è partita. Speriamo che continui su questa strada. In ogni caso, da libri del genere bisogna sperare che qualcosa di nuovo stia nascendo nella piccola fiera delle vanità che è la nostra editoria poetica.

