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Poeta venezuelano alla Biblioteca Nazionale di Napoli
Luis Alberto Crespo, che voli alto
di Sabatino Annecchiarico

Il poeta, per prima volta a Napoli, incontrerà oggi il pubblico partenopeo nella Biblioteca Nazionale di Napoli, alle ore 16, presso la sala di lettura della sezione venezuelana.

Luis Alberto Crespo, intellettuale latinoamericano nato nel Venezuela nel 1941 ma di origini italiane, è uno dei più noti poeti venezuelani. Scrittore, giornalista, autore di programmi radiofonici, direttore della Casa della Letteratura Andrés Bello di Caracas e vincitore di numerosi premi letterari, tra cui quello di letteratura «i miosotìs 2006», sezione latinoamericana, indetto dalla casa editrice napoletana d’if di Nietta Caridei, in collaborazione con l’Unione Latina, Direzione Cultura e Comunicazione.
Crespo ama il suo paese quanto ama scrivere, e proprio del Venezuela che racconta a News ITALIA PRESS / La Voce d’Italia, di come vive oggi la cultura e la letteratura venezuelana.
«Culturalmente il Venezuela sta vivendo un momento molto interessante grazie alle politiche del governo, che ha messo al centro del processo di trasformazione sociale proprio la cultura. Lo si può verificare in tante espressioni culturali: la danza, il cinema, la musica, tra tutte. Anche nell’editoria esiste una politica di diffusione del libro molto interessante: una distribuzione massiccia che arriva in ogni angolo del paese. Sono libri a basso costo, addirittura a volte sono di distribuzione gratuita. Una distribuzione che include tutta la popolazione, nessuno escluso. Per far questo il governo sta impegnando non solo l’Ente di Stato preposto, ovvero il Poder Popular de la Cultura; ma tutte le istituzioni pubbliche e private che hanno possibilità di sviluppare questo programma. Nel campo della letteratura è molto significativo quanto accade nel programma di sviluppo della cultura. Il governo ha messo a disposizione stamperie con la capacità di produrre oltre 50 mila libri al giorno. Con questa capacità produttiva si persegue l’obbiettivo di portare il libro in ogni angolo del paese. A questo proposito sono messi a disposizione 54 centri di distribuzione pubblica di libri, dislocati in tutto il territorio nazionale. L’obbiettivo e di far incontrare il libro con il lettore, la cultura con la gente».
E gli scrittori venezuelani vanno di pari passo?
«Certamente. Si sono creati una serie di stimoli per far in modo che tutti gli scrittori venezuelani, soprattutto quelli non sconosciuti, quelli che non hanno mai avuto la possibilità di pubblicare una propria opera, lo possano fare. Per superare questa difficoltà si sono installate stamperie regionali molto accessibili in modo che nessun scrittore resti escluso».
La gente comune partecipa?
«E nata una discussione pubblica generalizzata che coinvolge tutta la popolazione, soprattutto quando si trattano i diritti umani. La gente partecipa creando un unico luogo pubblico di discussione, che è tutto il paese. Partecipano tutti quelli che vogliono rafforzare la propria identità nazionale, quella culturale. Partecipano quelli che sono in grado di gettare le basi per l’integrazione latinoamericana, e questo è molto importante. Ci sono comunque persone che non sono d’accordo con le politiche del governo. Spesso adottano un comportamento non del tutto solidale con questa politica culturale. Ma là dove la discussione è frontale e di confronto, là si vede la politica democratica di uno Stato».
Come si rapporta uno scrittore venezuelano con la letteratura internazionale?
«Soprattutto con concorsi internazionali. Ad esempio: il concorso del pensiero critico che porta il nome di Simón Bolívar. È un concorso rivolto non solo ai venezuelani, ma a tutti gli scrittori di lingua spagnola. Inoltre, c’è il concorso di poesia intitolato Victor Valera Mora, che mette a confronto i più noti poeti del pianeta. Poi ogni anno c’è il Festival internazionale della poesia che raggruppa poeti di 5 continenti».
Secondo questa visione della cultura, come giudica quella europea?
«Non posso parlare a cuore leggero della cultura europea. In Europa ci sono grandi centri culturali, grandi manifestazioni culturali; molte, moltissime librerie, biblioteche, musei, luoghi d’arte. Ma vedo che in Europa costa accedere alla fruizione dei beni culturali. Vedo che il prezzo della cultura è alto. I libri sono costosi. Per il cittadino medio risulta oneroso spendere in libri. Questo crea uno stacco tra il libro e il lettore. Tra la cultura e la gente».

I numerosi libri di Crespo sono stati tradotti in molte lingue. Uno di questi è quello che presenterà oggi nella Biblioteca Nazionale di Napoli, TORTORA CHE VOLI ALTA, pubblicato dalla editrice d'if (pagg. 64, euro 10), in versione bilingue con la traduzione di Andrea Perciaccante.
TORTORA CHE VOLI ALTA è un poemetto che narra l’esilio dei suoi antenati, cacciati da Carora e profughi nel deserto del Quibor. «Quello che rimane di loro in me, del mio esilio personale ed emozionale, è l’argomento di questo libro».
All’incontro parteciperanno oltre l’autore, il direttore della Biblioteca, Mauro Giancaspro e il Console del Venezuela a Napoli, Magaly Arocha Rivas. Introdurrà la serata Nietta Caridei, commento di Giancarlo Alfano e lettura bilingue a cura dell’autore e della poetessa-performer Giovanna Marmo.

Per informazioni e ordini diretti

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