Domenica 23 aprile 2006
LE POESIE DI «FIATO»
La Biagini e le parole per musica
di Guido Caserza
Definita dalla sua autrice un esperimento, la plaquette di poesie Fiato di Elisa Biagini, (ed. d’if, pagg. 29, euro 5,00) segna una curiosa diversione nell’ormai solido profilo di questa giovane poetessa. Una diversione perché, sebbene siano qui presenti alcuni dei temi prediletti dalla Biagini (su tutti, il corpo che si fa parola), la poetessa imprime ad essi una importante virata stilistica. Concepite come «parole per musica» (così il sottotitolo) queste poesie si ispirano infatti alle ballate della tradizione dei
grandi cantautori. Ma se nella sua nota introduttiva la Biagini confessa di avere tenuto presente gli ovvi De André e Cohen, meno ovvia è la forma in cui, per così dire, precipitano questi modelli di narrazione in musica. Adottando una forma breve, talvolta icastica, la poetessa condensa infatti in rapidi giri metaforici un intero soggetto narrativo, lo esprime con fortunate ellissi, piegando la sostanza della narrazione alle esigenze di una retorica che se da una parte fa ironicamente il verso ai temi banali delle canzoni, dall’altra sperimenta immagini audaci e inattese. È come se il paroliere non riuscisse a soppiantare del tutto il poeta, sicché a una metafora trita ne può seguire una imprevedibile ed è in questo delicato bilanciamento del gioco metaforico che consiste la grazia di queste autosufficienti parole per musica.

