POESIA | In controtendenza con l’editoria nazionale, la partenopea d’if pubblica la raccolta di versi di Elisa Biagini
Tutta l’esistenza in un fiat…o
di Daniele Claudi
È noto che il grande pubblico si interessa poco di poesia. Gli editori dicono che la poesia non vende. Certo, moltissimi poeti d’oggi sono noiosi, mentre quelli che lasciano il segno sono, come si dice, mosche bianche. Ma perché fare di tutta un’erba un fascio?
«La poesia – scrive la giovane e interessante autrice Elisa Biagini (nata a Firenze nel 1970) – serve a far luce dietro a noi stessi: capire il mondo e capirsi. Uso la scrittura – spiega la poetessa – per far emergere i movimenti nascosti delle cose, la vita segreta sottopelle». Qual è il senso esatto di queste parole? Esse acquistano significato se le si legge alla luce di una dichiarazione (tratta, anche questa, da uno scritto della Biagini sul mestiere di poeta) dove si parla appunto di poesia «politica, nel senso più ampio del termine, quale tentativo di spietata analisi del vivere». Quella di Elisa Biagini, che ha appena pubblicato con l’editrice napoletana d’if la raccolta «Fiato. Parole per musica», è dunque una poesia sottile e combattiva. Ed è per tale ragione che l’autrice si è affermata ben presto pubblicando con Einaudi la raccolta «L’ospite», apparsa nel 2004.
Il nuovo libro della Biagini si presenta come un esperimento. «Un anno fa circa – scrive l’autrice nell’introduzione –, come sfida con me stessa e date delle circostanze speciali, decisi di prendere un paio delle mie vecchie poesie, di argomento in qualche modo amoroso, e di costruire intorno ad esse delle storie che potessero, in caso, essere messe in musica». Il tono morbido e confidenziale di tale affermazione non tragga in inganno sulla natura del nuovo libro. Ma è la stessa autrice a chiarire: «Volevo obbligarmi ad essere più narrativa rispetto ai miei testi poetici, volevo scontrarmi con immagini scontate, smontarle e provare a ‘riscriverle». La chiave di lettura di «Fiato» sta allora in quest’ultima frase, che va presa (questa sì) alla lettera, come confermano i versi. Ma perché, bisogna chiedersi, smontare delle immagini e rifarle?
Anche qui viene in aiuto la teoria dell’autrice sul lavoro del poeta: «La buona poesia – dice la Biagini – ha la capacità di creare uno spazio parallelo, reale, dove le cose emanano una luce più forte». È in questo quadro infatti che balzano in primo piano alcuni urgentissimi temi: il sé, l’alterità, il corpo (inteso come luogo della percezione della trasformazione in altro, della dissoluzione del confine tra il sé e l’altro): «Vi dico / di come ho cercato / ogni costola, scalino / del pozzo, con la pila / giù per la gola, per / trovare / l’intruso, / i sassi di buio / incastrati come / noduli al seno, / quell’ospite / che siede in me, / il respiro come / di piatti rotti». Elisa Biagini, va peraltro ricordato, ha studiato e insegnato per vari anni negli Stati Uniti: esperienza, questa, che le è valsa l’incontro con voci nuove della letteratura angloamericana.


