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Felippo Sgruttendio de Scafato
Sonetti per Cecca da La tiorba a taccone
in edizione bilingue con testo a fronte
a cura di Nietta Caridei
copertina di Marcello De Martino
pp. 64 euro 12,00
ISBN 978-88-88413-391
Un misterioso poeta secentesco, dall’identità mai definitivamente accertata, rovescia il canone lirico della poesia d’amore petrarchesca e rinascimentale per cantare le lodi, in vita e in morte (presunta), di Cecca, una popolana napoletana dalle grazie inquietanti e triviali. Eppure in lei c’è il fascino che tiene avvinto il malcapitato amante (e anche il lettore in vena di sapori forti).
La lingua napoletana è una meraviglia, un continuo fuoco d’artificio di sonorità, pur nell’asprezza delle rime e del lessico, appena temperati dalle acrobazie formali e metriche del barocco. Ad alcune delle dieci Corde, che costituiscono l’ossatura de La tiorba a taccone, è premessa, a mo’ di protasi, una napoletana ’Ncignatura. La scelta dei sonetti è parzialissima, la trascrizione moderna, mentre la traduzione rimanda al testo napoletano onde conservarne, al possibile, le caratteristiche metriche e del lessico. Quando non è stato possibile italianizzare la rima, si è fatto ricorso ad assonanze o si è mantenuto il termine napoletano il cui significato è riportato nel Glossarietto.
Nietta Caridei ha insegnato in varî ordini e gradi della scuola e tenuto corsi di letteratura per ragazzi presso il Magistero "Suor Orsola Benincasa" di Napoli. Autrice di testi scolastici, studiosa di italianistica, di poesia contemporanea e di letteratura napoletana del Seicento, è presidente dell'Associazione Eurisco trova chi ricerca; ha fondato e gestisce con Massimo Boccuzzi il sito www.lettoricreativi.com per la produzione di e-book (alcuni a sua firma) e con Gabriele Frasca le Edizioni d’if. Nella collana per ragazzi “i coccogrilli” ha pubblicato: Disavventure tascabili del canguro Renato e Acchiappanumeri e Perdigiorno in 6 storie e 6 litigi.
A proposito del sedicesimo miosotìs curato da Nietta Caridei, c'è stata una divertente corrispondenza, che val la pena riportare, anche perché gravida di futuro.
Cara Caridei,
orfeo si avanza, piega il ginocchio /fa vedere la mutandina/ e attacca dopo qualche accordo sulla lira:
Nietta che risanasti con la rucola
il felippo appestato dal malato
sei stata un poco furba e un poco frugola
e uno schietto poeta ci hai ridato
Lo sai anche tu, ci vuole la carrucola
a tirar sù chi dal mondo è affondato
ma le tue rime a fronte fan miracoli
e il colascione torna festeggiato
Ora si chiami il pìfero:
solo chi scala alberi di cuccagna
le muse se le sbatte e se le magna.
Quando vorrai tredici poesie del marino con versione a fronte del marzino (alla faccia del manifesto), io son qui; lo sai meglio di me che nulla è ormai più remoto e dialettale che la lingua antica dei poeti; e dunque andrebbero, davvero (busi ebbe ragione col boccaccio, sbandando la bandaccia dei professori, purtroppo sbagliò nella esecuzione, che non teneva bene quanto aveva promesso: per fretta), ritradotti tutti. marzio
caro marzio,
tornando dalla romania, dove ho partecipato al festival dei poeti di lingua neolatina, trovo questi versi deliziosi e - spero – non del tutto immeritati. certo che amerò leggere - e tenere - le tredici del marzino. un abbraccio. nietta
Quando vorrai tredici poesie del marino con versione a fronte del marzino (alla faccia del manifesto), io son qui; lo sai meglio di me che nulla è ormai più remoto e dialettale che la lingua antica dei poeti; e dunque andrebbero, davvero (busi ebbe ragione col boccaccio, sbandando la
bandaccia dei professori, purtroppo sbagliò nella esecuzione, che non teneva bene quanto aveva promesso: per fretta), ritradotti tutti. marzio
In Romania? O intrepida. Avrai trattato (suppongo) una partita di polli. Ci vorrebbe la penna di Frasca. Per il Marino in 13 aspetta che mi si apra un giorno vuoto; magari a Natale. E viva il tacco a tiorbone. marzio
cara Nietta,
mangiato e dunque tornato alla scrivania. sempre grande il Pieri. e senza dubbio che i tredici vanno presi. semmai chiedendone altri tredici a Frasca: 26 poesiole del seicento ritornate in lingua, 52 paginette splendide con una breve dichiarazione dei medesimi. 60 paginette d'oro.ciao giancarlo
che ne dite? ma non fatemi aspettare troppo. nietta
Cara Nietta,
sempre felice quando mi arriva la voce di Alfano, C'è chi capisce la poesia e chi non la capirà mai. Alfano è dei primi, rarissimi. Per il Barocco a 4 mani con Frasca, manca solo il sì di Frasca. Se poi potete aspettare questi due ultimi mesi dell'anno, dove si sono accumulate scadenze per me strangolanti, sarebbe meglio; intanto ci penso (alle cosine da scegliere) e poi te le mando. Ma se poi avete scadenze anticipate, beh, se si è fatto trenta si farà trentuno; non sarò io a mancarvi. Un abbraccio a tutti e tre. (Per le vacanze di Natale ho messo in programma l'ascolto del tuo invito ai pargoli per i promessi sposi. Da pargolo li lessi e me ne entusiasmai, un poco però in verba magistri. Cresciuto me ne liberai. Che tu mi offra l'occasione, insperabile nella dotta e noiosa opera dei colleghi, di un ripensamento?). marzio
Per me solo un onore, Gabriele Frasca
Cara Nietta,
Frasca vuole scherzare; ma lo ringrazio. Sono il più vecchio di tutti (come nel Gianni Schicchi) e dunque so come si fa in questi casi: tu fissi una data e a quella ci atteniamo. Sono contento, all'idea di divertirci; e, speriamo, anche di divertire. un caro saluto. marzio

