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Passata l'età delle filastrocche, i bambini e i ragazzi leggono poesia? Mah, sì, forse. Un tempo nelle scuole si imparavano decine e decine di versi a memoria, ogni giorno o quasi, e fin dalle elementari ci si muoveva fra pargolette mani e cavalline storne e mazzolin di rose e di viole. Poi la pratica è caduta in disuso, anche se oggi qualcuno torna a dire che imparare a memoria è una forma di grande allenamento e che quei versi, appresi controvoglia, potranno poi riemergere in futuro, in altre circostanze. Sta di fatto comunque che si sente in giro una certa attenzione ai libri di poesia per ragazzi. Già da un po' Feltrinelli aveva pubblicato un'antologia, L'albero delle parole, a cura di Donatella Bisutti, poi Einaudi Ragazzi nei primi mesi di quest'anno ha mandato in libreria un'altra raccolta, Tutto l'amore che c'è, curata da Daniela Marcheschi, e ora è il turno di Mondadori, che pubblica La strada delle parole, antologia confezionata da Elio Pecora avendo in mente gli allievi delle elementari. Diversa la proposta delle piccole Edizioni d'if, che addirittura ha creato una collana apposita, gli Armadilli blu, "libri di poeti diretti a giovani e giovanissimi lettori, ma anche a chi ama la poesia e vuole imparare a leggerla...". E negli Armadilli trova ospitalità anche Il poemificio, "manualetto per farsi versi d'artificio", elaborato dal poeta Paolo Gentiluomo, di cui vi presentiamo nello Zoooom una pagina. ZOOOOM su:L'autore, che è tanto Paolo quanto Gentiluomo ci tiene... a mettere i puntini sulle "i"

L'autore, che è tanto Paolo quanto Gentiluomo - l'avrete ormai capito - ci tiene...a mettere i puntini sulle "i"Passami il sale per favore: se pronuncio questa frase, molto probabilmente sono a tavola e non è condito abbastanza quello che sto mangiando. Per norma della buona educazione mi aspetto che quel qualcuno a cui mi sono rivolto mi passi il sale. Ecco, ogni giorno noi usiamo le parole per trasmettere qualsiasi nostra esigenza; più parole conosciamo, più sappiamo come e quando usarle, maggiore sarà la nostra capacità di esprimere e di comprendere. Ma le parole ci permettono di comunicare anche un passo più in là, sono una delle nostre libertà più importanti: possiamo costruire qualsiasi cosa, più degli architetti e degli ingegneri. Abbiamo la libertà di seguire le regole e insieme la libertà di trasgredirle. Gli scrittori fanno un grande uso di queste libertà e i poeti in modo particolare perché adoperano un linguaggio più strano, appassionante e ricco, inesauribile e sorprendente come le tasche di Eta Beta.Lo confesso: la prendiamo un po' alla larga, ma alla fine i conti torneranno, e se non dovessero tornare li lasceremo stare lì dove sono andati. Partiamo dalla materia prima: per costruire le parole abbiamo a disposizione quei mattoni che sono le lettere (e ognuna di esse, e a seconda di come le combiniamo insieme alle altre, ha un suono corrispondente: questi suoni sono i fonemi, i mattoni sonori). Tanto per rendersi più svelti e lesti nell'uso della parola si possono cominciare a fare alcuni giochi di tipo enigmistico per poter poi meglio giocare con la poesia.(da Paolo Gentiluomo, Il poemificio, Edizioni d'If)

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